Se fosse un calciatore lo chiameremmo Maradona, se fosse un cestista lo chiameremmo Bryant, se fosse un tennista lo chiameremmo Federer. Ma oggi parliamo di boxe, uno sport dove di palle per giocare ne servono due e per questo lo chiamiamo Floyd Mayweather jr. Un campione straordinario che ieri notte ha vinto il suo match di ritiro concludendo una carriera perfetta, eguagliando lo storico record di Rocky Marciano (che resisteva dal 1955) di 49 vittorie e 0 sconfitte. Pochi hanno spaccato il mondo del guantone come lui. Chi lo ama per la sua tecnica sopraffina ricorderà per sempre la sua genialità difensiva e la capacità inimitabile di schivare e colpire al momento giusto con una forza e una precisione non convenzionali per la classe dei pesi welter.
Chi lo odia ricorderà, invece, uno spaccone, pronto a fare della sua immagine un marchio di fabbrica, a crearsi il personaggio del "Money Maywheather", l'uomo che prima di ogni altra cosa mette i soldi ed il successo. Eppure il personaggio si è dimostrato così autentico e forte da resistere ai pugni della critica e, soprattutto, degli avversari. è vero, oggi tessiamo le lodi di quello che si è dimostrato essere un gran campione, ma per molti esperti rimarrà imparagonabile ai grandissimi del passato come Alì, Frazier o Foreman; questo perché il periodo di decadenza della boxe non ha visto solo un allontanarsi del pubblico, ma anche un abbattimento della competitività agonistica dei pugili. Quindi sì, Mayweather ha avuto pochi degni avversari, purtroppo per lui e per noi. Fra questi ricordiamo Manny Pacquiao, l'unico vero fenomeno alternativo a Floyd e ancora, ottimi pugili come Oscar de la Hoya e Shane Moosley. Ad ogni modo, Mayweather si ritira da campione del mondo, e non poteva essere altrimenti. Di una cosa siamo certi, un personaggio come lui e un pugile di tale classe mancheranno molto al difficile mondo della boxe professionistica. Here comes the money!!
Francesco Fossa
La notizia e il suo approfondimento. L'opinione fra le opinioni. Il libero scambio di conoscenza è il motore del blogging.
domenica 13 settembre 2015
venerdì 11 settembre 2015
11 settembre: ecco tutte le prove dell'inganno globale
11 settembre, un giorno, un ricordo, una tragedia. Ahimè, ci sono altre parole da aggiungere all'idea che ci siamo fatti, negli anni, di questa data. Queste parole sono: Inganno, complotto, depistaggi. Oggi chi parla di complottismo è (alle volte giustamente) deriso poiché porta una sua verità che, se pur avvincente, non ha fondamenti razionali. L'11 settembre è, però, un caso a parte. In 14 anni si sono raccolte così tante prove dell'inganno globale che un nutrito gruppo di cittadini americani ha citato legalmente l'ex presidente Bush per omicidio plurimo. La verità difficilmente verrà a galla ma è nel ricordo delle vittime dell'attentato che bisogna cercare di ragionare e non precludere nessuna pista possibile. Oggi elencherò alcuni dei punti oscuri di quanto accaduto quel giorno consigliandovi anche di vedere su youtube il documentario "11 settembre, inganno globale".
1) Gli aerei degli attentati alle torri hanno compiuto cambi di rotta evidentissimi e chiaramente irregolari. Rilevati da quello che è il più efficiente sistema di sicurezza aeroportuale al mondo, non sono stati né intercettati, né c'è stata una tentata comunicazione verso i due aerei, nonostante i dirottamenti evidenziati siano avvenuti parecchio tempo prima degli impatti fatali.
2) Le torri furono progettate per resistere all'impatto di più di un aereo
3) Gli incendi e le esplosioni sono scoppiati nei palazzi con relativo ritardo rispetto all'impatto, tant'è che i primi a mettersi in salvo hanno potuto percorrere le scale di emergenza senza particolari problemi.
4)Le esplosioni che hanno causato i crolli non possono essere imputate all'impianto di riscaldamento poichè non era usato alcun tipo di combustibile.
5) IMPORTANTE: NELLE MACERIE DELLE TORRI GEMELLE SONO STATE TROVATE DAGLI ESPERTI EVIDENTI TRACCE DI MATERIALE ESPLOSIVO.
6) La caduta delle torri è stata verticale ( su sé stesse) e non orizzontale come dovrebbe accadere dopo un impatto con un aereo. I fisici e gli esperti hanno riconosciuto in questo tipo di crollo esattamente quello che avviene dopo l'esplosione di cariche da demolizione.
Per quanto riguarda, invece, l'aereo che si è schiantato contro il pentagono
1) l'aereo non è stato mai filmato e la carcassa mai rinvenuta
2) Le foto dimostrano chiaramente che il buco dell'impatto è troppo piccolo per essere stato causato da un aereo
3) Dalla dinamica dell'ipotetico impatto si dedurrebbe che i dirottatori fossero dei grandissimi esperti di volo poiché per una distanza relativamente lunga avrebbero dovuto condurre il boing praticamente rasoterra (tra l'altro senza lasciare il minimo segno di passaggio). Da fonti accreditate si viene a sapere, invece, che i dirottatori erano quasi dei principianti.
4) Come per le torri gemelle, anche al pentagono sono stati rinvenuti resti di materiale esplosivo.
Credo di aver riassunto con la giusta sintesi quelli che sono gli aspetti più oscuri della vicenda. La tesi dell'inganno vuole che i servizi segreti americani abbiano creato l'attentato per poter dare una giusta motivazione al popolo americano per le terribili guerre che gli USA hanno condotto e conducono tutt'oggi da quel tragico giorno (guerre condotte per chiari interessi economici). Non mi sento di dare ciecamente ragione a chi la pensa in questo modo anche se la verità marcia in modo significativo in tale direzione. L'invito è quello di prendere sempre con i guanti quello che ci viene detto da un'informazione ufficiale che è sempre più di regime. Per quanto mi riguarda è assolutamente vergognoso che queste prove siano state nascoste per così tanto tempo e, per amore della verità e della giustizia, bisogna far chiarezza e impegnarsi civilmente affinché nulla venga mai più nascosto.
Francesco Fossa
1) Gli aerei degli attentati alle torri hanno compiuto cambi di rotta evidentissimi e chiaramente irregolari. Rilevati da quello che è il più efficiente sistema di sicurezza aeroportuale al mondo, non sono stati né intercettati, né c'è stata una tentata comunicazione verso i due aerei, nonostante i dirottamenti evidenziati siano avvenuti parecchio tempo prima degli impatti fatali.
2) Le torri furono progettate per resistere all'impatto di più di un aereo
3) Gli incendi e le esplosioni sono scoppiati nei palazzi con relativo ritardo rispetto all'impatto, tant'è che i primi a mettersi in salvo hanno potuto percorrere le scale di emergenza senza particolari problemi.
4)Le esplosioni che hanno causato i crolli non possono essere imputate all'impianto di riscaldamento poichè non era usato alcun tipo di combustibile.
5) IMPORTANTE: NELLE MACERIE DELLE TORRI GEMELLE SONO STATE TROVATE DAGLI ESPERTI EVIDENTI TRACCE DI MATERIALE ESPLOSIVO.
6) La caduta delle torri è stata verticale ( su sé stesse) e non orizzontale come dovrebbe accadere dopo un impatto con un aereo. I fisici e gli esperti hanno riconosciuto in questo tipo di crollo esattamente quello che avviene dopo l'esplosione di cariche da demolizione.
Per quanto riguarda, invece, l'aereo che si è schiantato contro il pentagono
1) l'aereo non è stato mai filmato e la carcassa mai rinvenuta
2) Le foto dimostrano chiaramente che il buco dell'impatto è troppo piccolo per essere stato causato da un aereo
3) Dalla dinamica dell'ipotetico impatto si dedurrebbe che i dirottatori fossero dei grandissimi esperti di volo poiché per una distanza relativamente lunga avrebbero dovuto condurre il boing praticamente rasoterra (tra l'altro senza lasciare il minimo segno di passaggio). Da fonti accreditate si viene a sapere, invece, che i dirottatori erano quasi dei principianti.
4) Come per le torri gemelle, anche al pentagono sono stati rinvenuti resti di materiale esplosivo.
Credo di aver riassunto con la giusta sintesi quelli che sono gli aspetti più oscuri della vicenda. La tesi dell'inganno vuole che i servizi segreti americani abbiano creato l'attentato per poter dare una giusta motivazione al popolo americano per le terribili guerre che gli USA hanno condotto e conducono tutt'oggi da quel tragico giorno (guerre condotte per chiari interessi economici). Non mi sento di dare ciecamente ragione a chi la pensa in questo modo anche se la verità marcia in modo significativo in tale direzione. L'invito è quello di prendere sempre con i guanti quello che ci viene detto da un'informazione ufficiale che è sempre più di regime. Per quanto mi riguarda è assolutamente vergognoso che queste prove siano state nascoste per così tanto tempo e, per amore della verità e della giustizia, bisogna far chiarezza e impegnarsi civilmente affinché nulla venga mai più nascosto.
Francesco Fossa
giovedì 10 settembre 2015
I dati reali del danno causato dai finanziamenti pubblici ai partiti
Ritorno a scrivere dopo quasi 2 mesi di silenzio per motivi personali. Desidero ringraziare in anticipo i lettori che mi rimarranno fedeli nonostante questa assenza prolungata e imperdonabile. Cari amici, quante cose sono successe in soli 2 mesi. Il mio primo pensiero va alla situazione di frontiera; fiumi in piena di persone che cercano uno sprazzo di libertà mettendo a rischio ogni cosa. Ma questa situazione non ha bisogno di grossi commenti, solamente un monito: ricordiamoci di essere umani, tutti e indistintamente. Insomma, diamoci da fare. Conoscete bene il mio pensiero a riguardo e preferirei evitare di essere ridondante. Piuttosto utilizzerei l'argomento per confrontare le vere emergenze con l'odierna attività parlamentare italiana che, come si sa, va sempre un po' contro tendenza. Per l'ennesima volta, infatti, si è approvato il finanziamento pubblico ai partiti, con il solo voto contrario del m5s. Ma analizziamo insieme qualche dato:
-1993 è l'anno del referendum che, a larga maggioranza, aboliva i finanziamenti pubblici ai partiti
-2700 sono i milioni di Euro incassati dai partiti dal 1994 ad oggi (ignorando il referendum)
- 700 sono i milioni di euro realmente utilizzati in attività politica dal 1994 ad oggi
Le domande sono ovvie. Quanti di quei 9 milioni di poveri italiani si sarebbero potuti aiutare con 2700 milioni? Quante imprese sarebbero potute ripartire? Quali risvolti occupazionali si sarebbero potuti ottenere? Quanto si sarebbe potuto fare per la scuola e l'istruzione pubblica? Quanto per le infrastrutture resistenti ai cataclismi?Quanto per rilanciare agricoltura, industria e prodotti italiani? Se poi andassimo ad aggiungere a questi milioncini i soldi pubblici finiti nelle mani di editori e testate giornalistiche prezzolate il bilancio si aggraverebbe. Abbiamo perso circa 20 anni. Forse di più. Chiedere di reagire sarebbe troppo, anche se basterebbe non votare più i soliti partiti. Ma cerchiamo almeno di renderci conto delle possibilità sprecate e di quanto abbiamo, tutti, voluto male a questo paese e a noi stessi.
Francesco Fossa
-1993 è l'anno del referendum che, a larga maggioranza, aboliva i finanziamenti pubblici ai partiti
-2700 sono i milioni di Euro incassati dai partiti dal 1994 ad oggi (ignorando il referendum)
- 700 sono i milioni di euro realmente utilizzati in attività politica dal 1994 ad oggi
Le domande sono ovvie. Quanti di quei 9 milioni di poveri italiani si sarebbero potuti aiutare con 2700 milioni? Quante imprese sarebbero potute ripartire? Quali risvolti occupazionali si sarebbero potuti ottenere? Quanto si sarebbe potuto fare per la scuola e l'istruzione pubblica? Quanto per le infrastrutture resistenti ai cataclismi?Quanto per rilanciare agricoltura, industria e prodotti italiani? Se poi andassimo ad aggiungere a questi milioncini i soldi pubblici finiti nelle mani di editori e testate giornalistiche prezzolate il bilancio si aggraverebbe. Abbiamo perso circa 20 anni. Forse di più. Chiedere di reagire sarebbe troppo, anche se basterebbe non votare più i soliti partiti. Ma cerchiamo almeno di renderci conto delle possibilità sprecate e di quanto abbiamo, tutti, voluto male a questo paese e a noi stessi.
Francesco Fossa
domenica 19 luglio 2015
Cerchiamo di ricordare
Cerchiamo di ricordare,
19 Luglio 1992. L'apice della mattanza. La morte di un uomo, la morte di uno stato, la morte di una nazione. Ma non solo. Quel giorno è un punto di non ritorno, in un certo senso, una rinascita. Quel 19 Luglio segna forse un nuovo inizio, il vero inizio della seconda repubblica; una repubblica, questa, nata su presupposti mafiosi, nata dalle radici di una trattativa che si è protratta per anni e che continua ancora oggi. Dopo quel giorno la politica italiana conoscerà la più grande infiltrazione criminale che si ricordi.
Il 19 Luglio non è solo un momento emozionale per ricordare la scomparsa di un fiero servitore dello stato pulito e dei valorosi agenti che si occupavano della sua protezione, ma si tramuta nella presa di coscienza di un clima politico trasformato, corrotto, e dissacrato per sempre. Nella memoria di Paolo Borsellino, l'uomo che ,per poco, non sconfisse il sistema malato nascosto dietro i più alti poteri d'Italia, nessuno escluso, voglio appellarmi a chi, come me, crede che questo nostro paese si possa cambiare per amore della verità e del futuro. Nell'esempio di chi ha pagato con il sangue il prezzo del biglietto, non dimentichiamo, mai , il legame viscerale che ci legherà per sempre al nostro paese e combattiamo ogni giorno, a partire dai piccoli gesti della quotidianità, affinché vengano preservati l'onestà e l'amore che la nostra meravigliosa patria merita. Grazie Paolo Borsellino.
Francesco Fossa
19 Luglio 1992. L'apice della mattanza. La morte di un uomo, la morte di uno stato, la morte di una nazione. Ma non solo. Quel giorno è un punto di non ritorno, in un certo senso, una rinascita. Quel 19 Luglio segna forse un nuovo inizio, il vero inizio della seconda repubblica; una repubblica, questa, nata su presupposti mafiosi, nata dalle radici di una trattativa che si è protratta per anni e che continua ancora oggi. Dopo quel giorno la politica italiana conoscerà la più grande infiltrazione criminale che si ricordi.
Il 19 Luglio non è solo un momento emozionale per ricordare la scomparsa di un fiero servitore dello stato pulito e dei valorosi agenti che si occupavano della sua protezione, ma si tramuta nella presa di coscienza di un clima politico trasformato, corrotto, e dissacrato per sempre. Nella memoria di Paolo Borsellino, l'uomo che ,per poco, non sconfisse il sistema malato nascosto dietro i più alti poteri d'Italia, nessuno escluso, voglio appellarmi a chi, come me, crede che questo nostro paese si possa cambiare per amore della verità e del futuro. Nell'esempio di chi ha pagato con il sangue il prezzo del biglietto, non dimentichiamo, mai , il legame viscerale che ci legherà per sempre al nostro paese e combattiamo ogni giorno, a partire dai piccoli gesti della quotidianità, affinché vengano preservati l'onestà e l'amore che la nostra meravigliosa patria merita. Grazie Paolo Borsellino.
Francesco Fossa
mercoledì 15 luglio 2015
Alexis l'ingenuo
Alexis Tsipras è chiaramente l'uomo del momento, mi sembra evidente. Ma sotto il bel volto, che fa impazzire sempre più le casalinghe annoiate, c'è una concreta alternativa politica? La verità è che, sul livello politico, stiamo assistendo a un vero tracollo dell'uomo Tsipras. Dopo aver raccolto tutto l'entusiasmo degli stati del "Sud Europa" attraverso slogan del tipo "potere al popolo", "democrazia", "anti-austerity" e dopo aver coinvolto la sua gente in un referendum che odorava già di storia, il buon Alexis sembra essersi rimesso in riga, anzi, con le sue nuove mosse politiche ha condannato la Grecia al baratro definitivo. Mi riferisco in particolare al piano di privatizzazioni record concordato in cambio di prestiti immediati, piano che non lascerebbe al paese ellenico neanche le briciole della sua produzione.
E ancora, il regime di tassazione imposto è addirittura peggiore di quello chiesto dall'UE nel pre-referendum. Lo stesso ex ministro delle finanze Varoufakis ha dichiarato che Tsipras avrebbe accettato un piano scellerato. A mio avviso, molto di questa situazione è da imputare proprio alle dimissioni del ministro dell'economia, il quale aveva progettato un sistema di monete parallele che veramente ha terrorizzato i banchieri europei. Come se non bastasse, dietro l'angolo fa capolino il rischio ingovernabilità ,dato che le scelte del premier ellenico non sono state prese bene neanche dal suo stesso partito. In conclusione, io non credo che Alexis Tsipras sia una persona malvagia e corrotta come già si sente dire in giro, ma penso che, come gran parte dei politici della sinistra ideologica, sia molto ingenuo. Ha creduto di poter cambiare l'Europa accomodando ogni cosa (ignorando, in parte, l'esito del referendum), credendo nella buona fede del progetto europeo, credendo che, infondo, questa organizzazione sovranazionale avrebbe fatto di tutto per salvare la Grecia, rimettendoci lei per prima. Ecco i risultati: il popolo greco è allo sbando e l'Europa dei forti sta comprando ogni centimetro della penisola, rafforzandosi. Ciò che non si distrugge ritorna più forte di prima.
Francesco Fossa
E ancora, il regime di tassazione imposto è addirittura peggiore di quello chiesto dall'UE nel pre-referendum. Lo stesso ex ministro delle finanze Varoufakis ha dichiarato che Tsipras avrebbe accettato un piano scellerato. A mio avviso, molto di questa situazione è da imputare proprio alle dimissioni del ministro dell'economia, il quale aveva progettato un sistema di monete parallele che veramente ha terrorizzato i banchieri europei. Come se non bastasse, dietro l'angolo fa capolino il rischio ingovernabilità ,dato che le scelte del premier ellenico non sono state prese bene neanche dal suo stesso partito. In conclusione, io non credo che Alexis Tsipras sia una persona malvagia e corrotta come già si sente dire in giro, ma penso che, come gran parte dei politici della sinistra ideologica, sia molto ingenuo. Ha creduto di poter cambiare l'Europa accomodando ogni cosa (ignorando, in parte, l'esito del referendum), credendo nella buona fede del progetto europeo, credendo che, infondo, questa organizzazione sovranazionale avrebbe fatto di tutto per salvare la Grecia, rimettendoci lei per prima. Ecco i risultati: il popolo greco è allo sbando e l'Europa dei forti sta comprando ogni centimetro della penisola, rafforzandosi. Ciò che non si distrugge ritorna più forte di prima.
Francesco Fossa
giovedì 9 luglio 2015
In difesa degli squali e...della ricerca
Cari lettori,
Vi propongo, oggi, un tema del tutto atipico e mai affrontato in questo blog: la salvaguardia degli animali. E' davvero qualcosa fine a sé stessa , legata a quegli animalisti brontoloni che sembrano mettere gli uomini in secondo piano? Forse c'è qualche mito da sfatare a riguardo.
Oggi vi porto l'esempio di un caso peculiare che riguarda animali di cui ,fin da piccolo, sono innamorato: gli squali. Questi predatori, spesso al vertice della catena alimentare, vengono dipinti come spietati killer marini che, alle volte, mettono al centro del loro menù l'uomo. Ecco il primo mito da sfatare. L'uomo non è una preda naturale dello squalo. Questi pesci ci attaccano il più delle volte perché ci scambiano per prede naturali (i surfisti sulle tavole confusi per leoni marini, ad esempio) o perché si sentono fortemente minacciati nel loro territorio. Ad ogni modo, quante sono le vittime (morti) degli squali ogni anno? Udite, Udite...circa 0,3!! Praticamente è più probabile essere colpiti mortalmente da un fulmine che da un pescecane.
Adesso vi spiego perché, oggi, mi va di darvi queste informazioni. Sulla base di questo terribile ritratto fatto degli squali si è, negli anni, sviluppata una caccia al mostro (anzi, ai mostri) senza precedenti, ponendo questi magnifici pesci a rischio di estinzione. Primo fra tutti il magnifico squalo martello maggiore, spesso cacciato per la sua carne e per gli oli prodotti dal suo fegato, risulta essere fra le specie sottoposte a maggior rischio. E ancora, Il grande squalo bianco, cacciato per il valore commerciale delle sue fauci e tanti altri, sono nella categoria dei "vulnerabili all'estinzione". Ma perché gli squali sono importanti? Perché mantengono e stabilizzano gli ecosistemi e ciò può essere fondamentale ai fini della ricerca. Esempio principe: L'isola di Pasqua. L'ecosistema marino di quest'isola era unico al mondo ed erano presenti specie del tutto introvabili in altre parti del globo. La pesca senza pietà degli isolani nei confronti degli squali ha fatto migrare altrove le varie colonie modificando e rovinando in modo irreparabile una fauna rarissima che ruotava attorno proprio agli squali. Sono molti gli animali che vivono grazie ai pescecani a partire dalle remore per arrivare ai pesci pilota. La ricerca ovviamente ne esce gravemente danneggiata da questi squilibri causati dall'uomo ed è questo il motivo principale che mi spinge a segnalarvi questo problema, non un animalismo fine a sé stesso. Speriamo possa davvero cambiare qualcosa al fine di una nuova armonia fra noi e questi magnifici animali.
Arturo Francesco Fossa
Vi propongo, oggi, un tema del tutto atipico e mai affrontato in questo blog: la salvaguardia degli animali. E' davvero qualcosa fine a sé stessa , legata a quegli animalisti brontoloni che sembrano mettere gli uomini in secondo piano? Forse c'è qualche mito da sfatare a riguardo.
Oggi vi porto l'esempio di un caso peculiare che riguarda animali di cui ,fin da piccolo, sono innamorato: gli squali. Questi predatori, spesso al vertice della catena alimentare, vengono dipinti come spietati killer marini che, alle volte, mettono al centro del loro menù l'uomo. Ecco il primo mito da sfatare. L'uomo non è una preda naturale dello squalo. Questi pesci ci attaccano il più delle volte perché ci scambiano per prede naturali (i surfisti sulle tavole confusi per leoni marini, ad esempio) o perché si sentono fortemente minacciati nel loro territorio. Ad ogni modo, quante sono le vittime (morti) degli squali ogni anno? Udite, Udite...circa 0,3!! Praticamente è più probabile essere colpiti mortalmente da un fulmine che da un pescecane.
Adesso vi spiego perché, oggi, mi va di darvi queste informazioni. Sulla base di questo terribile ritratto fatto degli squali si è, negli anni, sviluppata una caccia al mostro (anzi, ai mostri) senza precedenti, ponendo questi magnifici pesci a rischio di estinzione. Primo fra tutti il magnifico squalo martello maggiore, spesso cacciato per la sua carne e per gli oli prodotti dal suo fegato, risulta essere fra le specie sottoposte a maggior rischio. E ancora, Il grande squalo bianco, cacciato per il valore commerciale delle sue fauci e tanti altri, sono nella categoria dei "vulnerabili all'estinzione". Ma perché gli squali sono importanti? Perché mantengono e stabilizzano gli ecosistemi e ciò può essere fondamentale ai fini della ricerca. Esempio principe: L'isola di Pasqua. L'ecosistema marino di quest'isola era unico al mondo ed erano presenti specie del tutto introvabili in altre parti del globo. La pesca senza pietà degli isolani nei confronti degli squali ha fatto migrare altrove le varie colonie modificando e rovinando in modo irreparabile una fauna rarissima che ruotava attorno proprio agli squali. Sono molti gli animali che vivono grazie ai pescecani a partire dalle remore per arrivare ai pesci pilota. La ricerca ovviamente ne esce gravemente danneggiata da questi squilibri causati dall'uomo ed è questo il motivo principale che mi spinge a segnalarvi questo problema, non un animalismo fine a sé stesso. Speriamo possa davvero cambiare qualcosa al fine di una nuova armonia fra noi e questi magnifici animali.
Arturo Francesco Fossa
martedì 30 giugno 2015
Non è l'Europa che vorrei
Scrivo questo post come sfogo (spero razionale). Ho taciuto per un po' in questo periodo nonostante la scena politica mi desse vastissimi argomenti di cui parlare. Cercherò di recuperare ora il tempo perduto nel silenzio. Un silenzio causato dall'imbarazzo più totale. Cosa ci siamo persi? Ebbene, c'è un paese sull'orlo del fallimento con milioni di persone che vedono andare in frantumi sacrifici di una vita, che cercano garanzie, protezione, rassicurazione. Chi avrà il coraggio di dire loro che c'è da stare tranquilli? Potevano pensarci i burocrati dell'Unione Europea cercando di rendere il più elastico possibile il piano salva Grecia, come avrebbe fatto qualunque confederazione di Stati democratici in un'ottica più solidale e meno autoritaria. Ma non l'hanno fatto. Potevano farlo i banchieri, istituendo un euro a due velocità per i paesi strozzati dal valore di cambio vertiginoso. Ma non l'hanno fatto. Potevano farlo i singoli stati membri con i loro politici, dichiarando apertamente che la situazione in Grecia andava risolta con l'aiuto di tutti e non limitandosi a "La Grecia deve rispettare le scadenze dell'Unione". Ma non l'hanno fatto. E ancora, (cambiando tema) gente disperata che attraversa il Mediterraneo per salvarsi la pelle e che vede sbattersi la porta in faccia dalle maggiori "democrazie" della Terra, come se la vita e la ricerca della felicità fossero beni riservati a pochi eletti "meritevoli" di essere nati in paesi ricchi. Si poteva e si può stabilire un sistema di quote di ripartizione e di aiuto per questa povera gente rivedendo il vergognoso trattato di Dublino che, di fatto, impedisce la libera circolazione dei rifugiati nei paesi dell'Unione. E non è stato fatto.
Vengo spesso accusato di essere euro-scettico come se ciò fosse un crimine nazista. Lasciatemi solo dire che questa NON è L'EUROPA CHE VORREI. Vorrei un'Europa dove finalmente venga messa al centro dell'attenzione la vita del singolo e della comunità, non interessi economici di pochi. Vorrei un' Europa che sia lasciata libera di crescere nelle sue parti, non forzando una improbabile crescita comune a ritmi che pochi possono reggere. Vorrei un'Europa accogliente per tutte le persone che fuggono dalla guerra e dalle atrocità. Vorrei un'Europa in cui la sovranità monetaria sia data ai singoli stati che, meglio di tutti, conoscono i propri ritmi di crescita. Vorrei un'Europa che sviluppi sistemi energetici alternativi e che non si chini di fronte alle multinazionali del fossile. Vorrei un'Europa che attui processi di democratizzazione del capitale, facendo di ogni cittadino un produttore e venditore di energia e non solo. E , soprattutto, vorrei un'Europa, solo che la vorrei DIVERSA. E non penso abbiamo imboccato la strada giusta per un vero rinnovamento.
Francesco Fossa
Vengo spesso accusato di essere euro-scettico come se ciò fosse un crimine nazista. Lasciatemi solo dire che questa NON è L'EUROPA CHE VORREI. Vorrei un'Europa dove finalmente venga messa al centro dell'attenzione la vita del singolo e della comunità, non interessi economici di pochi. Vorrei un' Europa che sia lasciata libera di crescere nelle sue parti, non forzando una improbabile crescita comune a ritmi che pochi possono reggere. Vorrei un'Europa accogliente per tutte le persone che fuggono dalla guerra e dalle atrocità. Vorrei un'Europa in cui la sovranità monetaria sia data ai singoli stati che, meglio di tutti, conoscono i propri ritmi di crescita. Vorrei un'Europa che sviluppi sistemi energetici alternativi e che non si chini di fronte alle multinazionali del fossile. Vorrei un'Europa che attui processi di democratizzazione del capitale, facendo di ogni cittadino un produttore e venditore di energia e non solo. E , soprattutto, vorrei un'Europa, solo che la vorrei DIVERSA. E non penso abbiamo imboccato la strada giusta per un vero rinnovamento.
Francesco Fossa
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